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I numeri della crisi italiana

L’Italia non cresce e il Governo fa fatica a imboccare la strada delle riforme prioritarie per il paese: fisco e lavoro tra tutte. Mentre i dati sul tessuto produttivo e occupazionale dipingono un quadro a dir poco allarmante.

L’Ocse pone dubbi sulla ripresa Italiana: la stima del PIL 2014 riporta un -0,4% e le stime di crescita azzerate.L’Italia è l’unico paese del G7 con PIL in negativo. Dubbi anche sull’occupazione che continua a segnare una battuta d’arresto. La situazione più critica al sud.

Se non fosse per i dati che circolano, ogni tanto verrebbe quasi voglia di cedere all’incontenibile ottimismo del premier. Magari, il suo, sarà più un retaggio del periodo di militanza nei boy scout, che “sorridono e cantano anche nelle difficoltà”, che frutto di sincera convinzione. Perché con l’aria che tira c’è poco da starsene allegri. Che l’Italia sia ferma al palo, chi più, chi meno, ce ne siamo accorti un po’ tutti. Ma finché qualcuno non ti sbatte sul muso la cruda realtà dei numeri, allora può sembrare che forse, tutto sommato, non stiamo messi così male.

Secondo i dati Eurostat, il prodotto interno lordo dell’Italia che dal 2002 al 2008 è cresciuto in media a un ritmo di 45,5 miliardi l’anno, dal 2009 ha subito una dura battuta d’arresto: nel 2013 si è attestato intorno ai 1.560 miliardi di euro, 7 in meno del 2012 e 20 in meno del 2011. Secondo l’Istat, il PIL pro capite è tornato ai livelli del 1996 mentre i consumi e gli investimenti hanno subito una contrazione del -2,2% e -4,7%. Se si correla questo dato all’andamento del debito pubblico, lo scenario assume tinte per nulla rassicuranti. Nel 2007 il differenziale tra PIL e debito ammontava a 51 miliardi di euro. Nel 2008 è quasi raddoppiato a 96 miliardi. Nel corso degli ultimi cinque ha toccato la cifra record di 509 miliardi di euro a fine 2013. In altre parole, nel corso dell’anno l’Italia spende 500 miliardi in più rispetto all’ammontare di quello che riesce a produrre.

Confronto PIL e debito pubblico di Italia, Francia e Germania

Il grafico mostra la serie storica dell'andamento del prodotto interno lordo e del debito pubblico di Italia, Francia e Germania secondo i dati Eurostat. Nel 2013 il PIL della Francia e della Germania è salito rispettivamente a 2.060 e 2.738 miliardi di euro, mentre quello italiano ha subito una contrazione di 7 miliardi rispetto al 2012.

  • 2002
  • 2003
  • 2004
  • 2005
  • 2006
  • 2007
  • 2008
  • 2009
  • 2010
  • 2011
  • 2012
  • 2013
Fonte dati Eurostat.
Valori attualizzati in miliardi di euro.
Differenziale tra prodotto interno lordo e debito pubblico italiano: nel 2013 ha raggiungo il record negativo di -503 miliardi di euro contro i +590 miliardi di euro della Germania.
Prodotto Interno Lordo
Debito Pubblico
Germania
Francia
Italia
In grigio, l'andamento del debito pubblico italiano: dal 2008 è aumentato di 400 miliardi di euro a fronte di un rispettivo aumento del PIL di appena 15 miliardi.
Germania
Francia

Un paese ostaggio dell'instabilità politica: quattro Governi in quattro anni.

Dalla delusione del ventennio Berlusconiano, all'austerirty di Monti, dalla fallimentare "grande coalizione" di Letta alle rottamazione della vecchia politica da parte di Matteo Renzi. Quattro governi in quattro anni: un'alternanza incapace di assicurare stabilità politica e crescita al nostro Paese.

Silvio Berlusconi
8 maggio 2008 - 16 novembre 2011 Il 12 novembre 2011 alle 21:42 Berlusconi rassegna le sue dimissioni da Presidente del Consiglio. Due anni più tardi il Senato voterà a favore della sua decadenza da senatore. E' la fine di un'era durata 18 anni.
Mario Monti
16 novembre 2011 - 28 aprile 2013 Presidente dell'Università Bocconi dal 1994 e commissario europeo. Il 16 novembre riceve l'incarico per la formazione di un governo tecnico d'emergenza a causa della grave situazione economica dell'Italia.
Enrico Letta
28 aprile 2013 - 22 febbraio 2014 Letta inaugura un governo di larghe intese composto da membri del Partito Democratico, il Popolo della Libertà e Scelta Civica. Sarà costretto a rimettere il mandato a Matteo Renzi appena 10 mesi dopo il suo insediamento.
Matteo Renzi
22 febbraio 2014 - in carica Sarà ricordato come "il rottamatore" della politica della Seconda Repubblica. Pochi mesi dopo la sua investitura, molte promesse e scarsi risultati, pare che la luna di miele con i suoi sostenitori sia però già finita.
Da novembre 2011, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, i Governi che si sono alternati alla guida del Paese non sono riusciti a mettere in atto alcuna intervento strutturale capace di frenare la deriva. Il Governo Monti si è dissolto con la stessa rapidità con cui è balzato agli onori delle cronache. Nei dieci mesi successivi lo sforzo di Enrico Letta è stato rivolto più ad arginare i malumori all’interno della coalizione di Governo che non all’intraprendere azioni risolutive in grado di rilanciare l’economia e contenere la spesa pubblica. Le quattro riforme fondamentali in tre mesi annunciate da Renzi, subito dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi a febbraio 2014, sono di fatto ancora nell’ambito delle buone intenzioni. Nel frattempo, dopo averne spesi sei invischiati nel pantano di una riforma del Senato dalla priorità discutibile, i tre mesi si sono dilatati in un orizzonte di tre anni; le misure emanate dal Governo, tra cui il famigerato decreto “Sblocca Italia” approvato il 29 agosto 2014, hanno ricevuto una tiepida accoglienza, tanto d’apparire più come provvedimenti contingenti che non misure in grado di imporre nel medio periodo una spinta decisiva alla crescita strutturale paese. Il crollo dei consumi, l’eccessiva pressione fiscale, un mercato del lavoro fortemente in affanno, la mancanza di investimenti strutturali e una spesa pubblica fuori controllo, sono le pesanti zavorre dalle quali il paese non riesce a liberarsi per tornare in superficie e tirare una boccata d’aria.

Il nodo cruciale del lavoro: cresce la disoccupazione. Più di un giovane su due è senza lavoro.

La lunga fase recessiva in cui ristagna l’Italia ha prodotto effetti devastanti sul mercato del lavoro. Nel 2013 il tasso d’occupazione è sceso al 55,6%, mentre la disoccupazione è salita al 12,2%. A luglio 2014, secondo le ultime rilevazioni Istat, è arrivato a toccare il 12,6%. In cinque anni sono scomparse 68mila imprese. Nei primi mesi del 2014 ne sono fallite più di 8.000. Dal 2008 a oggi, il numero di persone senza lavoro tra i 15 e i 64 anni è quasi raddoppiato. Il settore più colpito è quello dell’edilizia che regista una contrazione del -9%. In soli 3 anni l’occupazione giovanile ha subito un crollo passando dal 29% del 2011 al 40% a fine 2013. Secondo le stime dell’OCSE, nel 2014 ha superato il 53%.

Crolla l'occupazione giovanile: in sei anni è più che raddoppiata. Disoccupazione al 12,6% a luglio 2014.

Più di 8.000 imprese fallite nei primi 6 mesi del 2014. Oltre al settore dell'edilizia e delle costruzioni il settore più colpito è quello del commercio. Il tessuto produttivo italiano fa fatica a sostenere la pressione della congiuntura economica negativa e la disoccupazione giovanile tocca il livello allarmante del 53%.

Fonte dati Istat.
Tasso di disoccupazione giovanile: dal 2007 al 2013 è raddoppiato, passando dal 20,7% al 40% secondo i dati Istat. L'OCSE stima che nel 2014 ha raggiunto il 53%.
Tasso di occupazione (15-64) anni: dopo diversi anni di stabilità, dal 2008 ha iniziato a calare progressivamente. Il 2013 ha chiuso al 55,6%, con un un 1,1% in negativo rispetto al 2012. A luglio 2014 l'Istat ha rilevato un ulteriore calo dello 0,5% degli occupati a tempo pieno, pari a -89.000 unità rispetto allo stesso trimestre del 2013.
Tasso di disoccupazione:il tasso di disoccupazione italiano nel 2013 è salito al 12,2%. A luglio 2014, secondo i dati Istat, toccava i 12,6 punti percentuale. In 6 anni, dal 2008 ad oggi è quasi raddoppiato..

Distribuzione dell'occupazione per sesso, classe di età e ripartizione geografica nell'anno 2013

La tabella riporta la distribuzione dell'occupazione italiana rilevata dall'Istat nel 2013 e la variazione percentuale rispetto al 2012.

  • Classe
  • Uomini
  • Donne
  • Totale
  • Var. 2012
  • 15-24 anni
  • 580
  • 403
  • 983
  • -12,3%
  • 25-34 anni
  • 2.469
  • 1.855
  • 4.323
  • -7,4%
  • 35-44 anni
  • 3.962
  • 2.905
  • 6.868
  • -2,0%
  • 45-54 anni
  • 3.852
  • 2.779
  • 6.604
  • +0,3%
  • 55-64 anni
  • 1,924
  • 1.283
  • 3.207
  • +5,9%
  • > 65 anni
  • 330
  • 105
  • 435
  • +4,2%
  • Nord
  • 11.776
  • 6.664
  • 5.111
  • -1,1%
  • Centro
  • 4.746
  • 2.683
  • 2.063
  • -1,5%
  • Sud
  • 5.899
  • 3.743
  • 2.156
  • -4,6%

Renzi frena: dallo sprint delle quattro riforme in tre mesi al “passo dopo passo” dei mille giorni.

Che la “luna di miele” un po’ farlocca tra il Presidente del Consiglio e buona parte del Paese fosse giunta al capolinea ce ne eravamo accorti un po’ tutti quanti, meno che lui: il motivo non è tanto dovuto al fatto che la stampa che fino a ieri lo ha sostenuto, oggi, pare aver “cambiato verso”, ma più che altro perché dopo mesi di proclami e promesse fumose, di carne al fuoco, gli italiani, ne hanno vista ben poca.

Certo, non è colpa di Renzi se la nave a un certo punto ha urtato lo scoglio e oggi fa fatica a rimanere a galla: ma l’ostinata convinzione del premier di poter risolvere tutto da solo, a modo suo senza “guardare in faccia nessuno”, ricorda tanto lo slancio della politica da televendita del primo Berlusconi.

Le critiche a Renzi comparse sulla stampa che lo aveva sostenuto: “un abilissimo Pifferaio”.

Eugenio Scalfari su La Repubblica: Il cavallo è assetato ma non beve panna montataLucia Annunziata su l’Huffington Post: Ma Renzi è adatto a governare?

“Oggi è il giorno zero” ha ripetuto il 2 settembre in conferenza stampa. “Saremo giudicati” a maggio 2017, tra “mille giorni”. Dichiarazioni che lasciano spaesati se si ripensa allo sprint delle “quattro riforme in tre mesi” annunciate dallo stesso premier a febbraio 2014. Tuttavia basta guardare alla storia recente per capire che quella di Renzi è una strategia comunicativa vecchia, fatta di una miriade di annunci a valanga buoni giusto per stordire l’interlocutore: non serve concludere qualcosa, l’importante è rimanere a galla. Berlusconi è riuscito a tirarci avanti vent’anni. Mille giorni, per un novellino, tutto sommato sono un orizzonte accettabile.

Risultato: il Governo è passato dalla filosofia dei tre mesi a quella del “passo dopo passo” verso i mille giorni. Il tutto condito con tanto di campagna social, hashtag su Twitter e sito web (a proposito quanto c’è costato?) infarcito di slide, infografiche colorate e conto alla rovescia in bella vista sull’home page. Insomma, quel genere di cose che tanto piacciono al nuovo corso della “giovane” politica italiana e ai suoi indefessi sostenitori. Peccato che di nuovo, nella sostanza – età anagrafica a parte – non ci sia proprio niente.

La tentazione delle elezioni anticipate

Ma quali mille giorni. Sarà già dura se il Governo riuscirà ad arrivare alla fine dell’anno senza perdere qualche pezzo. L’autunno si preannuncia infuocato e Renzi rischia di ritrovarsi stretto all’angolo, costretto a una clamorosa marcia indietro. È forse per questo che da tempo accarezzerebbe l’idea del voto anticipato: un modo per scrollarsi di dosso, con la legittimazione delle urne, tutti quelli che tengono a freno il suo spirito riformatore per poi ripartire a capo di un nuovo Governo con un orizzonte di vita auspicabilmente più lungo di quello attuale. Ma il premier sa bene che deve fare in fretta. L’eco del successo elettorale alle europee s’è smorzato da tempo e se alla prova dei fatti i proclami degli ultimi sette mesi si dimostreranno parole prive di sostanza, c’è il rischio che un’imminente tornata elettorale, anziché una passeggiata, diventi un percorso su un campo minato. Berlusconi teme che l’ipotesi del ricorso alle urne potrebbe farsi strada già dalla prossima primavera, incognita Napolitano permettendo. Troppo presto per poter serrare le fila di un centro destra agonizzante e privo di una figura chiave capace - se non di vincere - quantomeno di arginare il largo consenso elettorale di cui Renzi può ancora vantarsi. È per questo che dalla sua villa di Arcore, Berlusconi ha invitato i suoi alla prudenza e a esercitare un’opposizione “responsabile”, disponibile al confronto con l’attuale Governo. Per il Cavaliere una batosta elettorale sarebbe un boccone difficilmente digeribile: un danno per lui e per la galassia di aziende che direttamente o indirettamente a lui fanno capo. Niente muro contro muro, allora. L’imperativo è tirare avanti. Fin quando e fin dove, nessuno lo sa.
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293
Volevo introdurre questa nuova uscita di Rezeer, parlando del taglio editoriale che sto dando a questo blog, ma poi ho pensato che fosse meglio aspettare i vostri feedback piuttosto che esprimere a senso unico il mio punto di vista. Perciò vi chiedo, oltre ad alimentare una costruttiva conversazione riguardo ai temi su cui si concentra l'articolo, anche di esprimere il vostro parere su questo approccio editoriale. Sono convinto che questo... Altro...
03 Sep 2014 alle 12:16 Rispondi 5 Mi piace 4
295
il taglio è molto buono, e non penso ti serva conoscere troppi pareri per capirlo. di certo un magazine che tratta articoli di approfondimento sull'attualità (di ogni tema) non fa mai male e se di buona qualità è un piacere leggerlo. La seriali continua degli approfondimenti sarà per te importante, giusto per fare in modo che il tuo lettore ti tenga fra le sue fonti. Poi un bel sistema di... Altro...
03 Sep 2014 alle 13:16 Mi piace 1
300
Grazie Michea. Per le newsletter devo pensarci: con i social, direi che non ce ne sia tutto questo bisogno.
03 Sep 2014 alle 14:29 Mi piace
312
Il taglio editoriale è eccellente e la leggibilità pressoché perfetta. Ho il tablet in assistenza altrimenti proverei anche a leggere da là. Aggiungo: no alla newsletter. Meglio un'opportuna campagna di condivisione su social networks.
04 Sep 2014 alle 09:59 Mi piace 1
316
@matteo grazie Matteo. Per la Newsletter infatti non sono convinto.
04 Sep 2014 alle 10:06 Mi piace
294
Anche io sono curioso di sapere quanto è costato un sito come "Passo dopo Passo", che dimostra ancora una volta che, questo Paese, non cambierà mai; mentre nel resto d'Europa (o quasi) si cerca ostinatamente di migliorare le condizioni dell'occupazione giovanile e di arrestare questa implacabile crisi Mondiale, in Italia si pensa a riformare il Senato, che poi di "nuovo" non ha assolutamente niente. Incomincio seriamente a pensare che la... Altro...
03 Sep 2014 alle 12:37 Rispondi Mi piace
297
Quanto al tuo post, Antonio, io la penso diversamente. Sono [ancora] portato al dare credito a questo governo, pardon, a questo premier. Non tanto per appartenenza di partito, visto che provengo da ben altra area, ma per un, chiamiamolo, "effetto fioda". Così tanto deluso da gestioni passate che per forza devo credere in questa. Non vedo alternative. Ovviamente è la mia opinione. Ma veniamo al resto. Credo tu faccia bene.... Altro...
03 Sep 2014 alle 13:31 Rispondi 4 Mi piace 3
298
Sulla mancanza di alternativa, quello è innegabile. E forse è proprio questo un problema non da poco in una democrazia.
03 Sep 2014 alle 13:33 Mi piace 2
299
Sono d'accordo.
03 Sep 2014 alle 14:06 Mi piace
319
Il problema per me non è nemmeno la "mancanza di una alternativa" in senso "turiamoci il naso", ma la perdita di una opportunità. Dopo Berlusconi, il purgatore salva banche e l'inutile, Renzi, piaccia o non piaccia, è politicamente l'unica opportunità di fare qualcosa di sostanzioso che ci sia capitata. Altre non ce ne sono e il guaio è che in mille giorni non ne verranno fuori. Renzi godeva di un... Altro...
04 Sep 2014 alle 21:06 Mi piace 1
320
@Davide Dellacasa la verità è che siamo un paese irriformabile.
05 Sep 2014 alle 08:12 Mi piace
302
Ciao Antonio. Ti seguo dai tempi di Woorkup e, a mio modestissimo parere, Rezeer mi ha dato un profondo senso di maturità intellettuale. Esteticamente mi piace molto: minimal ma dettagliato; i contenuti d'attualità sono trattati con chiarezza, semplicità e dal taglio personale, originale, ''pensato''. Dedizione e passione, oltre che grande abilità, è tutto ciò che trapela da Rezeer. Sinceramente, l'ultimo Woorkup che trattava di politica mi sembrava ''fuori tema'' e... Altro...
03 Sep 2014 alle 15:51 Rispondi 2 Mi piace 2
303
Grazie Vittorio, molto apprezzato. Rezeer ha tutt'altro taglio "editoriale". Motivo per cui ho deciso di voler terminare l'esperienza con Woork Up, che era stato tante cose poco focalizzate.
03 Sep 2014 alle 17:39 Mi piace
304
Esattamente quello che pensavo. Una conseguenza praticamente obbligata. Aspetto i prossimi articoli, buon lavoro!
03 Sep 2014 alle 18:08 Mi piace
306
mi mancava Woorkup e tanto. Antonio, te lo avevo scritto. Ma Reezer è la sua evoluzione. Ora ho capito perché lo avevi chiuso, volevi di meglio. Volevi crescere. La grafica è molto curata e gli articoli - i due - abbastanza tecnici. Continua così.
03 Sep 2014 alle 21:15 Rispondi 1 Mi piace 2
307
Rezeer ha sicuramente un taglio molto più alto rispetto al vecchio Woork Up. E' un progetto strutturato, non è solo un luogo su cui scrivere. E poi credo che il livello di approfondimento con cui presento gli articoli sia qualitativamente qualcosa di molto più appetibile per i lettori del classico "solo testo" tipico dei blog.
03 Sep 2014 alle 21:18 Mi piace 1
308
Non ho idea di come sia possibile mettere quei dati (grafici e tabelle) in quel modo, tanto da sembrare un magazine vero e proprio (pensavo fossero immagini io) ma l'effetto è pazzesco. E' un piacere leggere articoli di qualità, se poi uniti all'aspetto grafico ancor di più.
03 Sep 2014 alle 21:21 Rispondi 1 Mi piace 1
309
Ci vuole solo tanta pazienza... non è complicatissimo. A livello tecnico è uno shortcode importato all'interno del post principale. I disegni e le varie inforgrafiche sono in HTML.
04 Sep 2014 alle 07:24 Mi piace 1
310
Trovo reezer moderno, elegante, ben strutturato, curato nella forma e nei contenuti, di piacevole lettura; complimenti !
04 Sep 2014 alle 08:06 Rispondi 1 Mi piace 2
311
Grazie Marco, molto apprezzato!
04 Sep 2014 alle 08:35 Mi piace
317
Un commento specifico sull'articolo, ora... Secondo me Renzi aveva l'illusione di poter realmente rivoluzionare l'Italia governandola esattamente come ha fatto a Firenze. Il problema è che, a parlare con molti fiorentini, pare che Firenze non fosse governata affatto bene. In verità, ci sono stato con mia moglie in aprile e, provenendo da Reggio Calabria (città senza sindaco da quasi 18 mesi e affogata in un buco di bilancio di 697... Altro...
04 Sep 2014 alle 12:44 Rispondi Mi piace
321
Ripeto. Una proposta editoriale del genere ti viene proprio voglia di leggerla e di starci dentro a navigare. Nessuna pubblicità, nessuna SEOroba che oggigiorno sa tanto di "fammi rimanere a galla te che non so che pesci pigliare". Mi piace. E articolo molto interessante. Un esempio di come sia possibile portare a galla concetti che di norma, in questo settore, viaggiano dietro le linee partendo da dati statistici consultabili da... Altro...
05 Sep 2014 alle 09:10 Rispondi 2 Mi piace 3
322
Prima di tutto i contenuti e la leggibilità: poi il fatto che un potenziale utente deve essere in qualche modo attratto dalla lettura, proponendo i contenuti in un certo modo. Se un giorno decidessi d'introdurre la pubblicità lo farei in modo molto discreto. Ad ogni modo sono rivolto a una soluzione con "sottoscrizione" annuale.
05 Sep 2014 alle 09:34 Mi piace 1
324
Quoto completamente il parere di Lino. Bellissimo tutto.
05 Sep 2014 alle 10:24 Mi piace 1
335
Bello il taglio..tutto molto semplice..Bravo..
08 Sep 2014 alle 17:55 Rispondi 1 Mi piace 1
336
@Fabrizio grazie Fabrizio!
08 Sep 2014 alle 18:59 Mi piace
349
Complimenti per l'impaginazione. Non banale e molto 'rivista su carta', che non è immediato su web!
8 ore fa Rispondi Mi piace
350
Piccolo appunto: quando scrivo un commento e voglio andare 'a capo' premo in maniera naturale 'Invio' e mi pubblica il commento. Non sarebbe meglio un button 'Invia' e far fare al tasto Invio di andare a capo ?
8 ore fa Rispondi Mi piace